News - Santa Marina Filandari

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Oggi 17 luglio 2013 alle ore 19.00, con una solenne processione,
la statua di Santa Marina, Patrona della nostra comunità,
raggiungerà dopo 12 anni la chiesa dell'Addolorata, da poco riaperta per lavori di restauro.
Ad accoglierla tra i canti delle litanie dei Santi sarà l'effige della Madonna li venerata
e quindi proseguirà lungo le vie del paese.

Del suggestivo avvenimento verrà realizzato un video
che nel più breve tempo possibile sarà visibile su questo sito.

Il parroco sac. don Michele ARENA
augura un felice onomastico a tutti coloro che portano il nome di Marina o Marino,
si unisce alla gioia di tutta la comunità per questa festa e
porge un ringraziamento a tutto il Direttivo della confraternita.

Eventi
L’artistico tempio, edificato con il contributo dei filandaresi, da sei anni è chiuso
I cento anni della Chiesa dell’Addolorata
Il 21 novembre del 1909 fu aperta al culto e nel 1923 portata definitivamente a termine

CENTO ANNI. Il 21 settembre 2009 ricorre l’anniversario dell’apertura al culto della chiesa della Congrega “Maria Ss. Addolorata”. Le tappe più significative della costruzione della chiesa sono incise sulla lapide di marmo posta sul frontespizio della chiesa: “Questa chiesa di Maria Ss. Addolorata, ideata e fondata nel 1898 con l’obolo del popolo tutto, dal priore Soriani Gabriele fu Eugenio, aperta al culto il 21 novembre 1909, portata a termine il settembre 1923 dal priore Artusa Francesco fu Andrea”. Un anniversario che purtroppo coincide con la chiusura (ormai da sei anni, per inagibilità) dell’artistico tempio. Ma l’attivo parroco don Michele Arena, d’accordo con il priore Antonio Artusa e l’intero consiglio direttivo, ha deciso di ricordare l’evento con una santa messa celebrata sul sagrato nel pomeriggio di sabato 21 novembre. Sarà un modo semplice ma toccante e coinvolgente per ringraziare Dio di questo “gioiello” della religiosità popolare e per pregare per tutti coloro che molti anni fa hanno contribuito all’edificazione della chiesa.
In paese c’è ancora chi, tra gli anziani, ricorda la fatica per trasportare sul cantiere la calce e le pietre dalle campagne e dalle cave del territorio. Chiunque, anche ragazzini, in quegli anni di primo novecento ha dato quanto ha potuto per costruire una chiesa dignitosa e accogliente. C’era molta povertà, quei nostri antenati non avevano soldi, ma ci misero fatica, sudore e preghiere per dare al paese qualcosa che sarebbe rimasto nei secoli. Negli anni del secolo scorso la struttura ha subito alcuni interventi di manutenzione. In particolare, nel 1971, essendo parroco don Benedetto Ciardullo e priore Pasquale Mazzitelli, il sacro tempio fu interessato da lavori interni di consolidamento e di pitturazione, con la realizzazione, tra l’altro, del nuovo altare rivolto ai fedeli. Il vecchio altare, per fortuna, non fu toccato. Il primo secolo, dunque, è passato. Peccato che sia coinciso, come si diceva sopra, con la chiusura della chiesa. Chiusura che ormai si protrae da diversi anni, da quando i Vigili del fuoco ne hanno dichiarato l’inagibilità. Da quell’anno il vertice della Congrega più volte ha sollecitato la Diocesi perché avviasse i lavori di ristrutturazione e di messa in sicurezza, spettando ad essa la richiesta e l’erogazione dei finanziamenti. Un paio d’anni fa il problema sembrava giunto a soluzione; i lavori, da quanto aveva annunciato il parroco, sarebbero stati imminenti, la ditta incaricata aveva effettuato anche un sopralluogo per prendere visione della situazione. Tutto a posto, dunque? Neanche per sogno. Intanto al vescovo Domenico Tarcisio Cortese succedeva l’attuale presule, Luigi Renzo. Quest’ultimo, anche per l’interessamento dell’attuale parroco, ha preso a cuore la situazione, assicurando, in un incontro avvenuto nel mese di marzo con il direttivo della Congrega e con don Michele stesso, che i tempi per mettere mano ai lavori sarebbero stati brevi. Ma ancora nulla. La burocrazia appare un ostacolo davvero duro. I tanti fratelli e le sorelle (anche quelli sparsi nelle Americhe e nel nord Italia) si chiedono che ne sarà della loro chiesa. La risposta, per adesso, non c’è. Si aspetta che alle promesse seguano i fatti.
“Quello che si può fare – ha detto una persona anziana – è pregare, ma se ci avessero detto prima che sarebbe passato tanto tempo avremmo cercato di intervenire noi, attraverso una colletta, per eliminare quegli ostacoli che nei impediscono l’apertura”. Intanto, in occasione del centenario, il pensiero di tutti i filandaresi è ai nostri padri, a quegli uomini e a quelle donne che, pure nella povertà di quei tempi, non si risparmiarono per costruire una chiesa che non ha eguali nel territorio. Anche per loro, per non dimenticare il loro sacrificio, sarebbe auspicabile una immediata apertura dei cantieri. Quello che è certo è che la bellissima chiesa dedicata alla Vergine Addolorata non può rimanere così, in uno stato di abbandono. Lo dobbiamo a quegli antichi padri che l’hanno edificata, lo dobbiamo a tutti i fratelli residenti a Filandari e sparsi nel mondo, lo dobbiamo, soprattutto, a Lei, alla Madonna, che dal cielo continua a vegliare su di noi.

di Franco Pagnotta


 

Foto e video di A. Larocca

 
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